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Tipologia D: tema di ordine generale 3 ųŗŮÚŁ



Questo rapido excursus sulle dispute fi≠losofiche e culturali tra fede e scienza, si completa con le polemiche conseguenti agli strabilianti passi in avanti compiuti dalla scienza e dalle moderne tecnologie, in parti≠colare dall'ingegneria genetica, relativi ai procedimenti di manipolazione genetica e all'eventuale donazione umana.

Tuttavia, al centro delle attuali questio≠ni che coi volgono il mondo scientifico, non sono solo le singole scoperte o i singoli esperimenti, bensì l'intero operato degli scienziati: devono, questi ultimi, essere la≠sciati assolutamente liberi nel loro lavoro di ricerca e sperimentazione, oppure vanno adeguatamente vincolati a limiti di natura etica e religiosa?

È giusto pensare che il problema non sia il vietare o meno l'evolversi della ricerca scientifica, ma l'uso che si fa dei suoi risul≠tati. La storia fornisce numerosi esempi in cui un'invenzione, finita nelle mani sbaglia≠te, ha prodotto effetti catastrofici per l'uma≠nità: pensiamo soltanto agli studi, finanziati dal governo americano, che portarono alla realizzazione delle bombe atomiche che fu≠rono poi scagliate sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaley sul finire della se≠conda guerra mondiale. In quel caso, come in molti altri, gli scienziati svolsero un lavo≠ro che era stato commissionato loro dallo Stato e dai privati e del cui successivo utiliz≠zo, pertanto, non potevano certo essere re≠sponsabili.

Il medesimo ragionamento si può ap≠plicare alla genetica: una cosa è pervenire alla conoscenza della mappa genetica del≠l'uomo, il genoma, un'altra è servirsi di questa fondamentale scoperta per creare cloni umani. Con questo non si vogliono de≠responsabilizzare completamente gli scien≠ziati degli eventuali effetti deleteri delle loro ricerche: si tratta pur sempre di uomini dota≠ti di una coscienza e di una deontologia pro≠fessionale che consentono loro di distingue≠re tra interessi economici e ragioni etiche ed umane.

L'unico limite che ci sembra debba es≠sere posto alla ricerca scientifica è il rispetto per l'essere umano: nessun ritrovato, nel campo della tecnologia, della medicina, del≠l'ingegneria genetica, può mettere a repen≠taglio la vita degli individui o attentare alla dignità degli stessi. Obiettivo della scienza deve essere di migliorare le condizioni di vita dell'uomo, di curarne e tutelarne la sa≠lute, di esaltarne la dignità.



La distanza che separa la fede dalla scienza si è notevolmente accorciata rispet≠to al passato, grazie anche al contributo di tanti scienziati di profonda fede religiosa, che hanno visto nella scienza un mezzo pri≠vilegiato per ammirare il meraviglioso e "divino" ordine dell'universo, e dello stesso papa Giovanni Paolo Il, il quale non ha mancato di rilevare il ruolo insostituibile degli uomini di scienza nel consorzio uma≠no e si è appellato alla loro responsabilità e coscienza.

Proprio papa Wojtyla alcuni anni fa si adoperò per riabilitare Galilei dalla condan≠na che, come detto, subì dal Tribunale eccle≠siastico. L'errore di quest'ultimo, in quella circostanza, fu di prendere posizione su un argomento, quello astronomico, che non gli competeva: è giusto, però, precisare che ci stiamo riferendo ad un periodo storico in cui l'ingerenza della Chiesa in tutti gli aspetti della società, compresi quelli politici e cul≠turali, rappresentava un tentativo della stes≠sa di superare il momento di crisi in cui era precipitata dopo la Riforma protestante.

La Chiesa di oggi non deve incorrere nello stesso equivoco: il giustificato timore, condiviso con alcuni ambienti laici, di un eventuale uso incontrollato, o controllato esclusivamente da logiche di profitto, delle scoperte scientifiche, in particolare di quelle relative all'ingegneria genetica, non deve trasformarsi in diffidenza, da parte delle istituzioni ecclesiastiche, nei confronti del mondo della scienza.

È necessario che prevalga un atteggia≠mento favorevole alla riconciliazione tra re≠ligione e scienza, in quanto entrambe svol≠gono un ruolo fondamentale nella vita del≠l'uomo: il compito della prima è di spiegare i misteri dell' esistenza che non possono es≠sere conosciuti dalla mente umana se non attraverso la fede; la seconda punta a trarre dalla ragione, dall'esperienza, dalla ricerca, gli strumenti indispensabili a raggiungere una migliore comprensione della realtà in cui viviamo ed a consentirci di meglio inte≠ragire con essa.



Insomma, la condanna di Galilei, che rappresenta nella storia il punto di massima frattura tra fede e scienza, oggi sembra mol≠to lontana.

 

STATO E CHIESA

La separazione di Stato e Chiesa e l'indi≠pendenza di ciascuno nel proprio campo, civile il primo e religioso la seconda, riba≠dite dalla nostra Costituzione, costitui≠scono una conquista del pensiero politico moderno.

Tipologia: tema di ordine generale

 

Una delle più grandi conquiste del pen≠siero politico liberale, fatta propria dal pen≠siero democratico, è stata la separazione di Stato e Chiesa. Era stata la Restaurazione, nel corso dei primi decenni dell'Ottocento, a riportare indietro il passo della storia, ri≠congiungendo il Trono e l'Altare, dopo che l'Illuminismo e la Rivoluzione francese avevano inequivocabilmente affennato la laicità dello Stato.

Il pensiero liberale ottocentesco, scon≠fitta la Restaurazione nel 1848, aveva riaf≠fennato l'assoluta indipendenza di Stato e Chiesa, di politica e spiritualità, affennando che l'azione del primo riguarda i rapporti ci≠vili tra gli uomini, mentre la seconda ha ri≠guardo per la libera coscienza di ogni indi≠viduo.

Cavour, in particolare, aveva sostenuto la necessità nel nostro Paese di una libera Chiesa in un libero Stato, principio ribadito dal grande statista d'inizio Novecento Gio≠vanni Giolitti, che aveva paragonato lo Sta≠to e la Chiesa a due parallele che non si de≠vono mai incontrare.

La nostra Costituzione repubblicana, infine, ha recepito questi princìpi nell'arti≠colo 7, che recita: "Lo Stato e la Chiesa cat≠ tolica sono, ciascuno nel proprio ordine, in≠dipendenti e sovrani". La stesura di questo articolo fu il risultato di un compromesso, accorto e lungimirante, tra le principali for≠ze politiche popolari dell'Italia di allora: la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista e il Partito Socialista.

Oggi alcuni opinionisti levano voci di pericolo su una possibile invadenza della Chiesa nella sfera civile e politica, anche in conseguenza di un fondamentalismo islami≠co che vuole incidere sulla politica e sulle istituzioni di tanti Paesi del Terzo Mondo e che in tanti, nei Paesi occidentali, temono come eccessivamente aggressivo e in grado anche di sostenere la minaccia del terrori≠smo. Il rischio quindi di cadere in nuove guerre di religione non è da sottovalutare, anche perché, dagli stessi Stati Uniti, sem≠bra partire uno spirito di crociata che, in nome della lotta al terrorismo su scala pla≠netaria, proclama la necessità della "guerra preventiva" e dell'esportazione con la forza del modello democratico occidentale anche in Paesi islamici: si può leggere anche così l'intervento militare americano in Afghani≠stan e in Iraq.

Non a caso, dal profondo della società americana, sono venute delle istanze neocon≠servatrici che hanno ribadito con forza valori tradizionali, come ad esempio quelli della fa≠miglia contro le "insidie" del divorzio facile e dell'aborto facile, del matrimonio tra omo≠sessuali e dei diritti delle coppie di fatto; del≠la "vita" contro la procreazione controllata, la sperimentazione sugli embrioni e sulle cel≠lule staminali a scopo terapeutico; di una scuola non più pluralista, ma incentrata su detenninati insegnamenti religiosi. L'invadenza religiosa, con la pretesa di controllare la società civile e la sfera della politica, è riscontrabile oggi, a detta di alcu≠ni opinionisti laici, non solo nel campo isla≠mico, con la deriva del fondamentalismo, ma anche in quello cristiano, con un risor≠gente integralismo. Questi opinionisti han≠no evidenziato adesso una nuova tendenza dogmatica nelle prese di posizione dello stesso papa Wojtyla e della Conferenza epi≠scopale in materia di ricerca genetica, di fa≠miglia e matrimonio, nonché nell'insistenza con cui si è cercato d'inserire le radici cri≠stiane della civiltà europea nella stesura del≠la Costituzione Europea.

La fine delle ideologie otto-novecente≠sche, con il crollo ad esempio del comuni≠smo totalitario, aveva illuso su un nuovo slancio del pensiero laico, capace di liberar≠si per sempre da ogni dogmatismo. Invece nuove ideologie sono apparse: quelle del fondamentalismo, dell'integralismo religio≠so, del neoconservatorismo.

È vero che le ideologie sono capaci di alimentare le passioni umane, ma questo non deve mai avvenire a scapito dellegitti≠mo dubbio e della razionalità. Non si devo≠no cercare nuove certezze per raggiungere rassicuranti quadri di riferimento, ma biso≠gna sempre impegnarsi in una continua ri≠cerca, e il dubbio è l'elemento che fin dal tempo di Galilei ha stimolato ogni ricerca e ogni progresso.

In particolar modo nel campo della so≠cietà civile e della politica, il dogmatismo non deve avere cittadinanza, perché può ali≠mentare pericolose discriminazioni e ingiu≠stificate presunzioni di qualcuno che possa ritenersi portatore della verità e del bene. La nostra Costituzione repubblicana, frutto di un sapiente compromesso tra forze religiose e laiche, e qualcuna addirittura apertamente atea, ha saputo mediare tra le diverse istanze presenti nella società e nella cultura del nostro Paese, tanto che, nella sto≠ria della nostra Repubblica, momenti anche di confronto aspro tra spirito religioso e spi≠rito laico, come in occasione del referendum del 1974 sul divorzio e dell'approvazione della legge sull'aborto, non sono mai dege≠nerati in conflitti religiosi.

Non bisogna infatti dimenticare che l'intolleranza e il fanatismo rappresentano delle degenerazioni pericolose del senti≠mento religioso, che deve essere sempre vissuto nel rispetto e nella tolleranza di chi pensa o crede in modo diverso da noi.

Proprio per questo l'autentico spirito laico è il garante della libertà di religione.

Una società autenticamente aperta non può che ispirarsi a princìpi di laicità, di confron≠to e di tolleranza. Proprio per questo, la so≠cietà laica, capace di rifuggire da ogni for≠ma di integralismo e di dogmatismo, è au≠tenticamente democratica e realmente volta al progresso civile e sociale.

La nostra Costituzione repubblicana, frutto di un sapiente compromesso tra forze religiose e laiche, e qua1cuna addirittura apertamente atea, ha saputo mediare tra le diverse istanze presenti nella società e nella cultura del nostro Paese, tanto che, nella sto≠ria della nostra Repubblica, momenti anche di confronto aspro tra spirito religioso e spi≠rito laico, come in occasione del referendum del 1974 sul divorzio e dell'approvazione della legge sull'aborto, non sono mai dege≠nerati in conflitti religiosi.

Non bisogna infatti dimenticare che l'intolleranza e il fanatismo rappresentano delle degenerazioni pericolose del senti≠mento religioso, che deve essere sempre vissuto nel rispetto e nella tolleranza di chi pensa o crede in modo diverso da noi.

Proprio per questo l'autentico spirito laico è il garante della libertà di religione.

 

L'ENERGIA PULITA

Dall'acqua energia per il futuro: l'idroge≠no è tra le fonti rinnovabili di energia pu≠lita in un futuro non lontano.

Tipologia B: articolo

Ambito: tecnico-scientifico Destinazione: pubblicazione su rivista di divulgazione scientifica

È noto come le riserve mondiali di pe≠trolio e di gas naturale non siano inesauribili e come lo sfruttamento di queste fonti di energia costituisca un grave fattore d'inqui≠namento ambientale. Sulla base di tali con≠siderazioni, in questo ventunesimo secolo il reperimento di fonti alternative d'energia diventa centrale nella prospettiva di uno svi≠luppo economico compatibile con gli equili≠bri ambientali.

A detta di scienziati ed opinionisti, sarà l'acqua il petrolio del domani. Infatti lo stesso Carlo Rubbia, premio Nobel per la fi≠sica, ha sottolineato come l'acqua sarà una fonte inesauribile di energia in un futuro non lontano.

Nonostante i Paesi più industrializzati del mondo si siano impegnati ad attuare quanto previsto dal Protocollo di Kyoto, che impone di ridurre le emissioni di gas-serra nell' atmosfera, l'inquinamento ambientale non accenna a diminuire. Soprattutto la quantità di anidride carbonica presente nel≠l'atmosfera, causa principale del cosiddetto "effetto-serra", resta a livelli preoccupanti.

La questione ambientale è strettamente connessa a quella degli approvvigionamenti energetici, indispensabili alla sopravviven≠za dell'economia industrializzata. Ma la so≠pravvivenza della vita stessa sulla Terra di≠pende, a sua volta, dall'utilizzo di fonti energetiche alternative o rinnovabili, come l'energia idroelettrica (ricavabile dalla forza meccanica di una massa d'acqua che fa gira≠re un generatore di corrente), l'energia geo≠termica (ricavabile dal vapore che emerge in superficie nelle zone vulcaniche), l'energia solare (dal calore dei raggi del sole) e l'ener≠gia eolica (quella del vento). Tuttavia i costi per sfruttare queste fonti di energia sono an≠cora molto elevati.

L'Enea, l'Ente nazionale per l'energia alternativa, ha proposto di recente alcune so≠luzioni al problema dell'approvvigionamen≠to energetico: la combustione pulita del car≠bone, mediante la separazione di idrogeno ed anidride carbonica da effettuare mettendo a contatto carbone e acqua ad una temperatura elevata, nonché l'utilizzo di una forma di energia ricavata dalla concentrazione della luce solare per mezzo di un impianto di spec≠chi parabolici. Anche in questo caso esistono però degli inconvenienti: trasformare il car≠bone da fossile in combustibile ridurrebbe enormemente gli effetti nocivi sull'ambiente, ma le emissioni di anidride carbonica nell'at≠mosfera aumenterebbero; dal sole si può ri≠cavare, con un semplice processo termo-chi≠mico, l'energia pulita, ma la variabilità delle condizioni climatiche costituisce un proble≠ma non irrilevante.

Nelle forme di energia alternativa ap≠pena indicate il ruolo dell'idrogeno è fonda≠mentale ed è proprio su quest'ultimo che l'Enea sta concentrando i suoi sforzi nella sua sfida per l'energia del futuro. Scienziati e ricercatori hanno approntato un piano per sfruttare tutte le potenzialità del gas più dif≠fuso in natura: si tratta della cosiddetta "cel≠la a idrogeno", una cella a combustibile ba≠sata sull'azione elettrochimica che permette di utilizzare l'idrogeno dell'acqua. In prati≠ca, il principio è simile a quello di una batte≠ria, con la differenza che la cella a combu≠stibile non si limita a conservare energia elettrica, ma la genera.

Queste le fasi del processo: l'idrogeno viene inserito nella cella dal polo negativo e libera protoni ed elettroni, mentre dal polo positivo entra l'ossigeno; il polo positivo at≠trae gli elettroni che vengono convogliati in un circuito esterno e si produce così l'ener≠gia elettrica; i protoni invece si uniscono al≠l'ossigeno, formando acqua; poi, quando l'acqua viene espulsa, l'ossigeno torna a riempire la cella, rinnovando il processo.

Si prevede che l'Italia potrebbe essere presto all'avanguardia nella produzione di energia all'idrogeno, un'energia assoluta≠mente "pulita" e praticamente inesauribile in natura. Certo, estrarre l'idrogeno è attual≠mente ancora molto costoso, ma le nuove tec≠nologie in futuro renderanno possibile questa incredibile rivoluzione. Enormi i vantaggi che ne deriverebbero: pensiamo soltanto alla possibilità di costruire e commercializzare autoveicoli a idrogeno, con conseguente ab≠battimento del tasso d'inquinamento e straor≠dinaria ripresa della produzione automobili≠stica oggi in crisi. L'auto a idrogeno, ancora molto costosa, è ormai quasi una realtà, ben più di un prototipo: basti pensare che la Ge≠neraI Motors, l'azienda americana leader nel settore automobilistico, si è impegnata a do≠tare, quanto prima, l'esercito USA di alcune migliaia di questi particolari veicoli.

 

I MALI DEL MONDO ATTUALE

I primi anni di questo XXI secolo sem≠brano aver tradito le speranze in un mon≠do migliore: ancora imperversano l'incu≠bo della guerra, la minaccia del terrori≠smo, il dramma di una sempre più diffusa povertà, l'aggressione alla natura.

Tipologia D: tema di ordine generale

 

L'umanità, lasciatasi alle spalle il pas≠saggio da un millennio all'altro, prosegue il suo percorso nel XXI secolo tra non 'pochi timori, dubbi e perplessità. Quattro paure at≠tualmente assillano il mondo: la guerra, il terrorismo internazionale, la povertà, l'in≠quinamento ambientale. Non potremo mai vivere in un mondo migliore se non ci libe≠reremo per sempre da questi quattro incubi.

Sono tante le aree del Pianeta dove le "armi" della ragione soccombono alla ra≠gione delle armi, a cominciare dal Medio Oriente: perdura una grave situazione d'in≠stabilità in Iraq, nonostante sia stato avvia≠to, con le elezioni del gennaio 2005, un pro≠cesso di democratizzazione, mentre non c'èancora pace vera tra Israeliani e Palestinesi, nonostante i recenti accordi tra il premier israeliano Sharon e il nuovo presidente pa≠lestinese Abu Mazen, succeduto ad Arafat. Infatti agli attentati dei terroristi kamikaze della guerriglia palestinese rispondono pun≠tualmente le rappresaglie dell'esercito israe≠liano.

Le nubi di guerra sono sempre dense sul Golfo Persico, area strategicamente im≠portante sul piano economico per la presen≠za delle più ingenti riserve di petrolio del mondo: la guerra all'Iraq del dittatore Sad≠dam Hussein, accusato di custodire armi di distruzione di massa, voluta dall'ammini≠strazione Bush, ha portato sì alla caduta del≠la dittatura di Saddam, ma il martoriato Pae≠se mediorientale è ancora lontano dal ritor≠no alla normalità.

La situazione è ulteriormente aggrava≠ta dall'incubo del terrorismo, che si è diffu≠so nel mondo dopo gli attentati dell' 11 set≠tembre 200 l alle Twin Towers (le Torri Ge≠melle) di New York e al Pentagono di Washington, la cui responsabilità è stata dei gruppi del fondamentalismo islamico riuniti nell' organizzazione Al Qaeda (Esercito Islamico) guidata da Osama Bin Laden, il facoltoso sceicco saudita, che si è posto a capo della "guerra santa" contro gli Ameri≠cani e l'Occidente per il riscatto dell'Islam.

Gli Stati Uniti risposero agli attentati scatenando un'offensiva militare contro l'Afghanistan, per snidare i terroristi islami≠ci e Bin Laden che da tempo vi avevano col≠locato le loro basi. L'unico obiettivo rag≠giunto è stato di liberare il Paese asiatico dal regime teocratico e semifeudale dei Taleba≠ni, ma dello sceicco terrorista non si è trova≠ta alcuna traccia. Frattanto sulle montagne afgane continua la guerra contro le bande di Talebani che ancora resistono, mentre Bin Laden alimenta anche la guerriglia in Iraq, organizzando e finanziando alcuni gruppi terroristici che vi operano. L'incubo del ter≠rorismo continua così ad alimentare la guer≠ra afgana e quella irachena, in una spirale senza fine.

Si continua a combattere anche in tanti Paesi dell' Africa (Sierra Leone, Sudan, Dar≠fur, Senegal, Liberia, Costa d'Avorio) e del≠ l'Asia (India, Pakistan, Sri Lanka, Filippine, Indonesia): sono le cosiddette "guerre di≠menticate", poiché non adeguatamente "co≠perte" dai mass-media in quanto riguardano Paesi poverissimi, troppo distanti dagli inte≠ressi economici delle Potenze occidentali.

Un altro incubo è la fame nel mondo: tanti, troppi popoli del Sud del mondo, in questo primo scorcio del nuovo millennio, continuano a vivere ad un livello di estrema povertà, con carenza di cibo e delle più ele≠mentari condizioni igienico-sanitarie. Vitti≠me della fame, delle malattie e delle epide≠mie sono soprattutto i bambini. Sono le con≠seguenze di una progressiva depauperazio≠ne delle risorse locali, umane e materiali, di cui si sono rese responsabili le Potenze del≠l'Occidente negli anni lontani del coloniali≠smo, ma anche in quelli più recenti del neo≠colonialismo.

La Terra sta diventando sempre più in≠vivibile, a causa delle diverse forme d'in≠quinamento: da quello del suolo a quello dell'acqua, da quello acustico a quello elet≠tromagnetico.

Ma il più immediatamente dannoso e tale da provocare visibili conseguenze subi≠to è senza dubbio l'inquinamento atmosferi≠co, causato dall'immissione nell'atmosfera di gas tossici (in particolare l'anidride car≠bonica) , che ha generato i fenomeni dell' "effetto-serra" e del "buco" nello strato di ozono che riveste l'atmosfera.

I maggiori responsabili di un processo che produce effetti devastanti per l' ambien≠te sono i Paesi più industrializzati del mon≠do, tra i quali in primo luogo gli Stati Uniti.

Annualmente si tiene una Conferenza mondiale per affrontare la delicata questio≠ ne: in quella di Kyoto, in Giappone nel 1997, fu pure firmato un "Protocollo" che impegnava tutti gli Stati ad un atteggiamen≠to più responsabile nei confronti della tutela ambientale, cominciando con il ridurre sen≠sibilmente l'emissione di gas inquinanti. L'impegno è rimasto a lungo sulla carta e soltanto nel febbraio 2005 la maggior parte dei Paesi industrializzati, ma non gli Stati Uniti, ha ratificato il programma concertato di riduzione dei gas per l'immediato futuro, ma tra il "dire" ed il "fare" sembra esserci ancora troppa distanza.

Il comune denominatore delle proble≠matiche appena esposte è la diseguale distri≠buzione del benessere materiale e sociale, che vede la ricchezza complessiva del Pia≠neta concentrarsi in pochi Paesi, quelli del≠l'opulento Occidente. Una sproporzione da cui emergono ingiustizie sociali e problemi drammatici che producono vistose e diffuse povertà e possono innescare processi di de≠stabilizzazione: non è retorico ribadire che il nostro mondo, se gli Stati ricchi e potenti e quelli poveri cooperano, ha più probabilità di essere un mondo in pace.

 

RICERCA SCIENTIFICA E "FUGA DI CERVELLI"

L'importanza della ricerca scientifica, in un Paese industrializzato, è fondamentale per lo sviluppo economico e la competi≠zione con gli altri Paesi: purtroppo in Ita≠lia ci si rende conto di ciò solo quando suona l'allarme per la "fuga dei cervelli".

Tipologia B: articolo

Ambito: socio-scientifico

Destinazione: pubblicazione su un perio≠dico di divulgazione scientifica

Suscita scalpore, di tanto in tanto, la notizia che qualche illustre scienziato italia≠no manifesti l'intenzione di andare a svol≠gere il suo lavoro di ricerca in qualche altro Paese dell'Unione Europea o negli Stati Uniti, dove maggiori sono le possibilità di conseguire risultati soddisfacenti e profes≠sionalmente gratificanti. È in queste occa≠sioni che i mass media si accorgono di un fenomeno purtroppo in crescita nel nostro Paese e che non può non destare allarme. Umberto Veronesi, oncologo di fama e già ministro della Sanità, ha affermato recente≠mente che "un Paese senza ricerca è un Pae≠se che uccide il suo futuro".

Finanziare la ricerca scientifica è il mi≠glior investimento che un Paese possa fare per il proprio futuro: significa scommettere sulle sue migliori risorse umane. I risultati magari non sono immediatamente visibili, ma a lungo termine costituiscono un auten≠tico valore aggiunto.

Pensiamo alla ricerca nel campo della medicina, che ha permesso nel secolo scor≠ so di debellare alcune malattie che erano le≠tali per l'uomo, come la polmonite o la tu≠bercolosi, nonché oggi di compiere notevoli passi in avanti nella prevenzione e nella cura di altri mali che continuano a rivelarsi devastanti per la salute, come il cancro, 1'AIDS, la sclerosi multipla. Pensiamo, an≠cora, alla ricerca nel settore dell'ingegneria genetica che, nonostante le polemiche su al≠cune sperimentazioni (la clonazione umana, i cibi "transgenici", la manipolazione degli embrioni), ha realizzato fondamentali sco≠perte, come la "lettura" della mappa del ge≠noma umano e la creazione in laboratorio di tessuti da utilizzare nei trapianti di organi. Pensiamo, infine, alla ricerca tecnologica nel campo dell'informatica e della telemati≠ca che, con strumenti come il computer, In≠ternet, la televisione digitale, ha rivoluzio≠nato le nostre abitudini di vita, di lavoro, di studio e di svago.

L'Italia non sembra, però, aver colto l'importanza che la ricerca riveste nello svi≠luppo economico, scientifico e culturale: le risorse finanziarie che s'investono sono po≠che e le strutture a disposizione dei ricerca≠tori sono spesso insufficienti. Ne consegue che le giovani generazioni di scienziati se ne lamentano di frequente e, come detto, subi≠scono la tentazione di trasferirsi all'estero e mettere al servizio di altri Paesi la loro intel≠ligenza e professionalità.

Per evitare' questa "fuga di cervelli" e ridurre il gap dell 'Italia rispetto agli altri Pa≠esi dell'Unione Europa ed agli Stati Uniti, èassolutamente necessario incrementare sia gli investimenti pubblici e privati da desti≠nare alla ricerca sia il numero di ricercatori, ma è anche urgente ricostruire dalle fonda≠ menta, insegnando ai ragazzi l'importanza delle idee e della cultura della razionalità. Da questo punto di vista, l'istruzione riveste un ruolo fondamentale in quanto, fin dalla scuola dell'obbligo, deve fornire gli stru≠menti metodologici necessari a stimolare l'esplorazione scientifica. Su queste basi, bisogna erigere un'impalcatura capace di garantire ai ricercatori strutture e strumenti di lavoro, ad esempio creando nuovi istituti scientifici di ricerca o dotando di un centro di ricerca ogni ospedale italiano, come acca≠de negli Stati Uniti.

Più ricerca nel nostro Paese: è un obiet≠

tivo che si può realizzare soltanto sensibiliz≠zando la classe politica dirigente ad investi≠re più risorse in questo settore d'importanza strategica per il futuro, anche se i risultati non sono sempre immediati. Se si parte dal presupposto che lo sviluppo economico di una nazione non dipende esclusivamente dalla produzione industriale, ma anche dalle idee nuove, dalla passione di porre sempre oltre le frontiere della scienza e della tecni≠ca, allora si darà il giusto peso al lavoro dei ricercatori, mettendoli nelle condizioni di poter operare proficuamente e così fornire un valido contributo alla crescita complessi≠va del Paese.

Ferma restando la libertà di ogni ricer≠catore italiano di recarsi a lavorare all' este≠ro, dietro un'eventuale decisione del genere deve esserci tutt'al più una scelta di vita, un motivo personale, ma non delle esigenze imposte dall'esterno, come l'impossibilità di svolgere al meglio il proprio lavoro. In≠somma, il nostro Paese non può correre il ri≠schio di vedere fuggire i suoi "cervelli" e privarsi così delle sue risorse più preziose.

 

POLITICA E BENE PUBBLICO

L'attuale crisi della politica non deve fare smarrire ai cittadini il significato alto del≠la stessa, cioè di nobile impegno per il bene di tutti.

Tipologia D: tema di ordine generale

 

Si dice comunemente che oggi la poli≠tica sia in crisi. In realtà, ad essere in crisi, èun vecchio modo di far politica, basato sul≠l'intreccio di interessi pubblici e privati, sul≠la lottizzazione esulI' ambizione del potere per fini personali. Ma la politica come arte di governo, come ricerca del possibile nel≠l'interesse esclusivo del bene pubblico, èqualcosa di nobile che non può assoluta≠mente morire, sebbene gli atteggiamenti di molti uomini politici del nostro tempo pos≠sano scalfire questo concetto che tanti citta≠dini tengono ben fermo in mente.

Non si può nascondere che screditare la politica sia diventato di moda e il fenomeno Tangentopoli, spazzando via i partiti che fu≠rono della cosiddetta "prima Repubblica", aveva provveduto ad alimentare questo sen≠timento in gran parte dell'opinione pubbli≠ca. Negli anni scorsi molti uomini politici, anche di prestigio, come segretari di partito e ministri, furono inquisiti dalla Magistratu≠ra e in molti casi anche condannati. Tutto ciò contribuì a rinnovare profondamente la politica, al punto che oggi si parla comune≠mente di "seconda Repubblica" ad indicare la nuova fase in cui sarebbe entrata la vita politica in Italia. Purtroppo alcuni aspetti deteriori del vecchio modo di fare sono ri≠masti immutati: pensiamo alla corruzione, alla "occupazione delle istituzioni", alla po≠litica intesa come mezzo al servizio d'inte≠ressi privati.


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