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Tipologia D: tema di ordine generale 1 ųŗŮÚŁ



I valori danno un senso all'umano esi≠stere, che altrimenti si ridurrebbe a mera connotazione biologica: lo aveva bene evi≠denziato, e con accenti poetici, U go Foscolo (il pensiero va al carme Dei Sepolcri). Ma anche il comune buon senso ci dice che ognuno cerca, nella propria condotta perso≠nale, di seguire un criterio di comportamen≠to che è il risultato di tanti fattori: dell'edu≠cazione ricevuta, della formazione cultura≠le, delle esperienze vissute in precedenza, della maniera di considerare il mondo e gli altri. In tal modo, ognuno si propone un mo≠dello di comportamento da seguire, che poco importa se non sarà realizzato del tut≠to: quello che interessa è che rappresenta un criterio ispiratore del comportamento nella vita di tutti i giorni.

L'uomo ha bisogno di porsi sempre de≠gli obiettivi da conseguire, delle mete da raggiungere, dei limiti e degli ostacoli da superare. In questo modo la vita si svolge nell'impegno per qualcosa e l'agire umano diventa un fattore di trasformazione e di svi≠luppo continuo della società.

Ogni individuo ha i propri valori e le proprie aspirazioni, i propri convincimenti e le proprie esigenze: così ciascuno esprime la propria personalità in modo differente da un altro e la diversità di opinione e di crite≠rio nel giudicare la realtà rappresenta una

ricchezza per la società intera, in quanto, grazie all'incontro di opinioni diverse e di modelli di comportamento non uniformi, la società matura livelli sempre più alti di con≠sapevolezza civile e di costume.

I valori sono utili perché indirizzano la condotta umana verso il confronto con gli altri. Pensiamo all' onestà, all' operosità, alla solidarietà sociale: senza tali valori la con≠vivenza civile risulterebbe praticamente im≠possibile.

È importante che nel lavoro, ma anche nello studio, l'ideale del continuo perfezio≠narsi sia sempre presente a indirizzare ogni sforzo dell 'individuo verso un migliora≠mento del comportamento e del risultato. Non dimentichiamo che lo studio e il lavoro hanno delle finalità sociali, in quanto, con l'elevazione e il perfezionamento delle co≠noscenze e con !'inserimento nell'attivitàsociale, l'uomo si realizza come membro a pieno titolo della società.

Un' esistenza priva di ideali risultereb≠be inevitabilmente arida e farebbe scadere l'individuo nell' indifferenza, lo farebbe sentire inutile e costituirebbe fonte di ama≠rezza e di delusione. Invece, come si sa, un impegno sostenuto da valori e da ideali riempie davvero la vita, creando entusia≠smo, consentendo di dare significato a quel≠lo che si fa.



Già il grande filosofo tedesco Imma≠nuel Kant, affrontando la questione dell'im≠pegno morale, ebbe a dire che l'agire di una persona deve valere come "massima univer≠sale": significava che tutto quello che si fa deve poter essere indicato ad esempio per tutti. Se questo accade, è la prova più evi≠dente dell'utilità sociale dell'operato di un individuo e della presenza di una coscienza morale a sostenere tale operato. Infatti gli ideali che ispirano l'agire di un individuo non possono maturare indipendentemente da una coscienza morale. I valori, ad esem≠pio, dell'onestà, dell'amicizia, della solida≠rietà, dell'operosità nel lavoro, non sono che segnali di una più complessiva consape≠volezza etica che consente all'individuo di relazionarsi positivamente con gli altri, con responsabilità e con partecipazione, nel con≠vincimento che la vita sociale richiede l' os≠servanza di doveri e non solo l'esercizio di diritti.



Oggi la formazione dei giovani non può avvenire senza !'ispirazione a ideali di solidarietà, di altruismo, d'impegno civile e sociale, proprio perché il loro entusiasmo ri≠chiede di essere positivamente indirizzato verso un sano impegno. La loro disponibili≠tà è dimostrata, in questo caso, dalla sensibi≠lità ad ogni messaggio costruttivo e di soli≠darietà e dalla ricerca di autenticità ad ogni costo.

I giov_i oggi forse avvertono un certo disagio a causa della caduta delle ideologie, quelle ideologie politiche che nel passato li avevano forse, all'opposto, troppo affasci≠nati, condizionandone eccessivamente l'agire. Il loro crollo, pertanto, ha aperto spazi ancora più ampi: ad esempio, ad una scelta nel volontariato, a una disponibilità ad operare nella società civile con uno spiri≠to nuovo, di solidarietà e di altruismo, che può forse costituire la testimonianza di un'autenticità di valori e di una consapevo≠lezza etica più profonde che nel passato.

 

INDIVIDUO E SOCIETÀ

L'uomo si realizza integrandosi nella co≠munità in cui vive, diventando parte atti≠va della società.

Tipologia D: tema di ordine generale

 

Ogni individuo tiene in grandissima considerazione la libertà personale e avverte l'impulso di affermarsi sugli altri. Tutto questo fa parte della natura umana. Ora, non c'è dubbio che l'esercizio della libertà esalti la dignità umana, mentre la sua limitazione ne costituisce una pesante offesa. Tuttavia questo non vuoI dire che la libertà, certa≠mente il bene più prezioso dell'uomo dopo la salute, debba essere fruita dagli individui senza alcun limite. Anche volendo, questo sarebbe impossibile: l'uomo, per dirla con Aristotele, è un "animale sociale", per cui ha bisogno di vivere in una comunità, orga≠nizzando la sua vita insieme ai suoi simili.

Proprio la necessità dell'uomo d'inte≠grarsi nella società comporta il limite della libertà dell'individuo. Ne deriva che biso≠gna considerare la libertà sempre come il termine di mediazione tra l'individuo e la società.

La vita di ognuno di noi è infatti deter≠minata, per una parte, dalla comunità in cui si è inseriti, per il resto dall 'iniziativa perso≠nale. Certamente quest'ultima è molto mag≠giore negli uomini di grande impegno, ma non bisogna credere che sia necessariamen≠te più ampia anche negli uomini di potere, proprio perché questi ultimi, avendo la re≠sponsabilità del governo della comunità, per lo stesso motivo sono indotti a rinunciare a

perché investiti di responsabilità collettive.

È l'educazione che deve aiutare ognu≠no di noi a trovare il suo modo originale e personale di valorizzare la propria iniziativa nella piena integrazione con gli altri. Infatti lo scopo dell'educazione autentica non do≠vrebbe essere di rendere uguali tutti gli uo≠mini, ma di abituarli a sapere scegliere quello che ritengono più opportuno a valo≠rizzare se stessi nell'ambito del rapporto con gli altri.

La spinta al vivere sociale è data anche da fattori psicologici, in quanto un indivi≠duo non può non riconoscersi in una comu≠nità di cui condivide ideali, costumi e valori. L'alternativa sarebbe la solitudine spirituale e intellettuale, oltre che l'inedia e l'immobi≠lismo fisico.

La collaborazione con gli altri discende ovviamente anche dalla necessità di orga≠nizzare la produzione e la riproduzione del≠la vita materiale con minore sforzo e con maggiore facilità: questo è possibile proprio perché, appartenendo a una comunità che lavora e si organizza, l'uomo supera il senso della precarietà della propria esistenza, della sua limitatissima rilevanza individuale ri≠spetto al mondo e a tutti gli altri esseri della Terra.

Ogni uomo, condividendo un sistema di valori comuni, dà significato e orienta≠mento alla propria vita, evitando quindi di cadere in un'insignificanza che lo condan≠nerebbe a una mortificazione esistenziale.

Proprio perché l'uomo vive in società, si presenta il.problema di come conciliare la libertà individuale con le esigenze del vive≠re sociale. Infatti, dinanzi all'aspirazione in≠ dividuale ad affenuarsi e a "costringere" gli altri a pensare e ad agire come se stessi, si ha necessità di sublimare le proprie pulsazioni e i propri istinti aggressivi e d'indirizzare il desiderio di affenuazione personale in modo costruttivo per tutta la società e tale da favorire lo sviluppo dell'intera comunità e la crescita, tutti insieme, dei membri della stessa.

In questo, si oscilla spesso fra due estremi: fra chi ha una visione pessimistica della natura umana, ritenendo impossibile conciliare individuo e società, e chi, al con≠trario, ha una visione eccessivamente otti≠mistica e considera che quello che più conta sia l'individuo, per cui qualsiasi aspirazione individuale dovrebbe avere la possibilità di esprimersi.

La verità, in realtà, sta nel mezzo: non c'è una separazione netta e radicale fra indI≠viduo e società, perché la società non è altro che un complesso di individui che interagi≠scono positivamente tra di loro.

La società, pertanto, non deve subordi≠nare e assoggettare l'individuo, il quale, da parte sua, non deve considerarsi come il centro della società nell'illusione che qual≠siasi sua aspirazione, dovunque e comun≠que, debba realizzarsi.

 

 

Gli episodi sanguinosi di criminalità or≠ganizzata mantengono al centro dell'inte≠resse dell'opinione pubblica questo de≠precabile fenomeno ancora presente nella società italiana. Si scriva un articolo in merito.

Tipologia B: articolo

Ambito: socio-economico

Destinazione: pubblicazione su un giorna≠le quotidiano

La grande criminalità organizzata è da tempo una delle principali emergenze di or≠dine pubblico nel nostro Paese, in particola≠re in alcune regioni del Mezzogiorno. Le cronache giornalistiche infatti, informando≠ci su agguati, estorsioni e guerre tra cosche rivali, ci hanno abituato da tempo a conside≠rare purtroppo ben radicate la mafia in Sici≠lia, la camorra in Campania, la 'ndrangheta in Calabria e la "sacra corona unita" in l'u≠glia.

Si tratta di organizzazioni malavitose che affondano le loro radici nel tessuto so≠ciale del nostro Meridione fin dal tempo dei Borboni, quando la mafia, senz'altro la più pericolosa di queste organizzazioni, veniva accettata dal potere politico proprio come garanzia del persistere delle strutture semi≠feudali. E questa funzione di garanzia del≠l'assetto sociale la mafia ha continuato a svolgerla anche dopo l'Unità, colpevolmen≠te tollerata dal nuovo potere politico.

Proprio il persistere di tale connivenza

tra mafia e pubblici poteri ha consentito alla grande criminalità di perpetuarsi in tante re≠ gioni del Sud dell 'Italia. Tuttavia le organiz≠zazioni malavitose sono state in grado di evolversi, adattandosi alle nuove forme del≠la società e allargando rapidamente le pro≠prie attività: ad esempio, tra i settori di rilie≠vo in cui oggi le organizzazioni malavitose svolgono funzioni di controllo, ci sono illu≠croso mercato della droga e la gestione degli appalti pubblici resa possibile dalla corru≠zione politica.

La mafia purtroppo è ancora in grado di esercitare pressioni nel campo politico, di condizion1!fe il funzionamento delle istitu≠zioni pubbliche, di alterare i meccanismi del libero mercato ricorrendo all'uso della vio≠lenza contro concorrenti e avversari.

Il salto decisivo di qualità della mafia e delle altre organizzazioni criminali forse si è avuto negli anni Settanta, quando lo svilup≠po di un mercato mondiale della droga ha consentito ai maggiori gruppi criminali non solo di diffondersi sul territorio in modo sia estensivo sia capillare, ma anche di raggiun≠gere un volume d'affari e di ricavi talmente alto da consentire l'esercizio di un potere economico davvero esteso e d'influenzare in maniera sempre più incisi"O"a i pubblici poteri. L'aumento dei profitti derivanti dai traffici illeciti ha reso poi quanto mai impel≠lenti le esigenze di ricic1aggio e di pulizia del denaro sporco. Ecco quindi che sempre più ampi settori dell'economia sono stati "inquinati" dalla presenza delle organizza≠zioni malavitose, con la conseguente distor≠sione dei meccanismi concorrenziali di mer≠cato, con l'emarginazione degli operatori economici onesti e, quel che è più grave, in≠sidiando la stessa democrazia.

Le cosche malavitose infatti hanno ac≠quisito col tempo una forza autonoma e sono diventate capaci d'intimidire e di cor≠rompere forze politiche, sociali ed economi≠che. Purtroppo non sono mancate le forze politiche che non hanno esitato a servirsi della mafia e delle altre organizzazioni ma≠lavitose come strumenti elettorali. Sono questi elementi evidenti di degenerazione sociale e politica a rendere purtroppo il fe≠nomeno mafioso parte integrante della com≠plessa questione meridionale la quale, a det≠ta di opinionisti e studiosi vari, non può re≠almente e definitivamente risolversi se non si distrugge questa piovra che con i suoi tentacoli penetra nel tessuto sociale ed eco≠nomico del Mezzogiorno.

La moderna mafia è profondamente di≠versa dalla mafia di un tempo. Oggi "Cosa nostra", cioè la nuova organizzazione che unisce "famiglie" siciliane, ma anche di New York e di Chicago, ha saputo sviluppa≠re una rete di legami strettissimi tra le co≠sche italiane, quelle americane e quelle di vari Paesi europei, soprattutto dell'Est (Al≠bania, Russia, Montenegro), moltiplicando i suoi affari in modo esponenziale.

Ma a dare alimento, in genere, alla ma≠fia e alle altre organizzazioni criminali sono soprattutto i meccanismi distorti dello svi≠luppo economico nelle regioni meridionali, con il persistere di forti squilibri, di sacche di miseria, mentre, dall'altro lato, i consi≠stenti flussi di denaro pubblico con gli ap≠palti e le opere pubbliche consentono rapidi arricchimenti. In particolare, il persistere di una disoccupazione giovanile diffusa offre l'opportunità al crimine di reclutare una ma≠novalanza armata a basso costo che costitui≠sce ovviamente un terribile strumento d'intimidazione e di violenza.

L'opinione pubblica negli ultimi anni ha saputo reagire, squarciando il velo del≠l'omertà che tante volte aveva impedito alla magistratura e alle forze di polizia di operare efficacemente contro la criminalità organizzata. Alcuni tragici eventi, come l'assassinio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ammazzati a qualche mese di distanza l'uno dall'altro nel 1992, scossero profondamente il nostro Paese, determinando un'ondata di sdegno e un moto di reazione popolare che ebbe pro≠prio nella gente del Mezzogiorno il suo perno fondamentale.

Si sono così moltiplicate le iniziative pubbliche di lotta alla mafia, che hanno vi≠sto e vedono tuttora lavoratori, giovani, stu≠denti, operatori economici mobilitarsi con cortei, sU-in, appelli affinché la polizia e la magistratura non restino sole nella lotta alla mafia e alle altre organizzazioni criminali, così decisiva per la tenuta della nostra de≠mocrazia.

Si è, insomma, diventati consapevoli che una società veramente civile e moderna non può convivere con quel tumore che è rappresentato dalla mafia e dalle altre orga≠nizzazioni criminali.

Soprattutto si è capito che la forza della società civile è determinante e costituisce un appoggio assolutamente prezioso per co≠loro che sono in prima linea nella lotta alla mafia, come giudici e operatori di polizia, ma è necessario altresì che alla criminalità organizzata venga tolto il terreno sotto i pie≠di, rappresentato dall'eventuale connivenza politica

 

 

LA LIBERTÀ E LA LEGGE

Il rapporto indissolubile tra libertà del cittadino ed osservanza della legge.

Tipologia B: saggio breve Ambito: socio-giuridico

Divisione in paragrafi:

1) Dialettica del rapporto individuo-società 2) Legge e cittadinanza

3) Libertà individuale e democrazia

1) Il grande filosofo greco Aristotele definì l'uomo un "animale sociale", per il suo bisogno d'interagire con i propri simili che lo porta a realizzare così la comunità.

Ogni individuo vive inserito in un tes≠suto sociale, è parte integrante di una socie≠tà. Il rapporto tra individuo e società è infatti un rapporto dinamico: gli uomini non sono uguali, dato che le inclinazioni all'odio e al≠l'amore, al potere e alla sottomissione, non sono identiche, ma diversamente sfumate in tutti gli individui. Anzi, proprio questo co≠stituisce la ricchezza della società, che cosìriceve stimolo dal concorso dei tanti indivi≠dui che la compongono, diversi per aspira≠zioni e capacità.

Si sviluppa, tra l'individuo e la società, un processo d'integrazione, per cui il primo contribuisce al cambiamento della seconda che, ricordiamolo, non è statica ed immobi≠le nel tempo e, a sua volta, modifica ed ar≠ricchisce lo stesso individuo. Infatti l'uomo viene influenzato dal suo vivere sociale e, di contro, esercita un'azione sul processo di evoluzione della società, arricchendola con il proprio contributo. 2) Deriva, da questa concezione di un rapporto dinamico, d'interazione tra indivi≠duo e società, l'importanza della legge. Questa è la regola da seguire: così facendo si fa il proprio bene e quello della società in≠tera.

Una legge può certamente essere sba≠gliata o dannosa e allora bisogna cambiaria. Questo può accadere proprio perché la socie≠tà è un insieme dinamico, un organismo in continuo mutamento. Non si può credere che si possa fare a meno della legge. Senza le leggi chiunque si muoverebbe a ruota libera, tentato di pensare solo a se stesso: inevitabil≠mente i più forti avrebbero la meglio sui piùdeboli e fragili, ma con questo non ci sarebbe l'intoccabilità di qualcuno, in quanto chi oggi può apparire forte, domani, senza la di≠sciplina di un sistema di regole, può benissi≠mo essere soverchiato da un nuovo venuto.

Proprio affinché non ci sia una guerra di tutti contro tutti e sia possibile, invece, una libera e pacifica convivenza, interviene la legge. Questa consente di armonizzare la vita di tutti, rende possibile la società, evita il caos. La libertà dell' individuo, nel consor≠zio umano, quindi è positivamente afferma≠ta nella misura in cui incontra il suo limite e lo riconosce, consistente nel rispetto della libertà dell' altro.

La legge, pertanto, istituisce la comuni≠tà, strutturando in modo armonico un insie≠me d'individui ed attribuendo a loro la citta≠dinanza. Gli individui, grazie alla legge, di≠ventano così dei cittadini.3) Il problema vero di oggi, caratteriz≠zato da un grande sviluppo delle organizza≠zioni pubbliche, a cominciare dallo stesso Stato che è l'organismo superiore che disci≠ plina e consente il libero vivere sociale, è di conciliare l'iniziativa individuale con l'on≠nipotenza di tante organizzazioni: basti pen≠sare, ad esempio, al sistema delle comunica≠zioni di massa, con la possibilità della mani≠polazione dell'informazione, con l'invaden≠za della pubblicità che condiziona tanti no≠stri comportamenti in modo occulto, con la conseguente e pericolosa illusione di una massima libertà individuale.

Nella società attuale, in effetti, si regi≠stra un pesante condizionamento degli indi≠vidui da parte delle organizzazioni. Proprio per arginare il loro potere eccessivo, con il rischio dell'asservimento del cittadino e senza nemmeno che questo ne sia consape≠vole, è necessario il massimo sviluppo della democrazia, intesa come forma di partecipa≠zione degli individui a tutti i meccanismi di orientamento e di indirizzo della società, per qu;;mto riguarda sia gli organismi dello Stato e quelli economici come enti ed aziende, sia, infine, gli organismi di formazione del pensiero e della cultura come scuole, uni≠versità, giornali, ecc.

È necessario che, nel suo piccolo, ogni individuo inteso come cittadino, come lavo≠ratore, come consumatore, come lettore di giornali, come fruitore d'informazione e di servizi, come studente, possa dire la sua sul≠la realtà in cui vive e sulle competenze che èchiamato ad offrire o con cui è chiamato a confrontarsi.

Soltanto una società composta da citta≠dini responsabili delle loro scelte, che sono autenticamente coscienti di quello che fan≠no, può dirsi veramente libera e orientata al progresso, così della comunità nel suo insie≠me come dei singoli che la compongono. Rialzo dei prezzi e calo dei consumi: una conseguenza, per alcuni, dell'introduzio≠ne dell'euro, per altri dell'assenza di con≠trolli sui prezzi di merci e servizi.

Tipologia: tema di ordine generale

In questi ultimi anni si è riaffacciato, nel nostro Paese, il problema del carovita. Alcuni lo hanno posto in relazione all'intro≠duzione dell' euro, la moneta unica europea, che avrebbe indotto produttori, fomitori e negozianti ad arrotondare i prezzi verso l'alto; ma altri hanno giudicato semplicisti≠ca e faziosa questa giustificazione, preferen≠do dare la colpa piuttosto all'assenza di con≠trolli da parte delle competenti autorità, cen≠trali e periferiche.

Nel merito di questa polemica, pro o contro l' euro, bisogna innanzi tutto ribadire la giustezza dell'adesione dell'Italia alla moneta unica europea, ottenuta, è bene ri≠cordarlo, a costo di gravosi sacrifici di tutti i cittadini nel corso degli anni Novanta, quan≠do il nostro Paese si è dovuto faticosamente attenere ai parametri previsti dal Trattato di Maastricht, riducendo il tasso d'inflazione e ildeficit pubblico.

Quei sacrifici non sono stati vani per≠ché, entrando nell'area dell'euro, il nostro Paese ha potuto fruire dei benefici di una moneta forte, espressione di un' economia integrata a livello europeo, a determinare la quale concorrono Paesi di antica e solida economia come la Germania, la Francia, l'Olanda, l'Austria, ecc. Non appartiene nemmeno ad un passato tanto lontano il tempo in cui la lira subiva gli attacchi degli speculatori che, approfittando della debo≠lezza della nostra vecchia moneta nazionale, la costringevano alla svalutazione, una scel≠ta alla quale, a dire il vero, in passato soven≠te ricorreva l'economia italiana per rendere più competitivi i nostri prodotti sui mercati internazionali.

Certo, l'introduzione dell'euro in sosti≠tuzione delle valute nazionali, ha creato un libero mercato più grande, di ben trecento milioni di consumatori (tenendo conto della sola "eurolandia", cioè dei dodici Paesi ade≠renti all'euro), con benefici per produttori e consumatori, ma nell'immediato ha deter≠minato qualche contraccolpo che forse, con una maggiore preveggenza, si sarebbe pure potuto evitare.

Infatti l'esperienza di tutti quei Paesi che hanno dovuto cambiare la moneta, e nell' America Latina sono stati molti nel cor≠so del Novecento, dimostra che, nella fase immediatamente successiva all'introduzio≠ne della nuova moneta, si possono facilmen≠te generare spinte inflazionistiche, indotte dalla tendenza all'arrotondamento dei prez≠zi. Sulla base di queste esperienze del passa≠to, si sarebbero dovuti quindi mettere in atto degli efficaci controlli, attraverso la Guardia di Finanza e i Vigili Urbani, sia sui prezzi dei prodotti all'origine sia su quelli delle merci in distribuzione, all'ingrosso e al det≠taglio, magari mantenendo a lungo l'indica≠zione del doppio prezzo in lire e in euro.

In questo modo sarebbe stato facile per i consumatori controllare i prezzi esposti sui cartellini e notare eventuali scostamenti. In≠vece, anche per abituare più facilmente i consumatori ad avere dimestichezza con la

nuova moneta, si è preferito ridurre al mini≠mo il periodo del doppio prezzo, soltanto pochi mesi, astenendosi, quel che è peggio, da qualsiasi controllo sui cartellini dei prez≠zi.

Ci è resi conto di questo grave errore solo a cose fatte, dopo che tutte le organiz≠zazioni dei consumatori hanno protestato, ricorrendo perfino ad alcune singolari forme di sciopero, come quella dell'astensione da ogni tipo d'acquisto per un'intera giornata.

Purtroppo l'aumento generalizzato dei prezzi ha abbassato notevolmente il tenore di vita dei lavoratori a reddito fisso e in ge≠nere delle fasce più deboli della popolazio≠ne. Non solo, ma il conseguente calo dei consumi ha messo in difficoltà anche molte categorie del commercio e perfino alcuni settori industriali. Infatti, se con il genera≠lizzato aumento dei prezzi, al punto che èdiventata comune la battuta di dire un euro uguale mille lire, si è prodotta una redistri≠buzione della ricchezza, con il trasferimento di risorse dai lavoratori a reddito fisso agli operatori della produzione e del commercio, in realtà, con il successivo risparmio dei consumi, si è aggravata una crisi economica già latente in conseguenza di alcuni eventi internazionali come la recrudescenza del terrorismo. Pertanto l'abbassamento dei consumi ha innescato una sorta di circolo vizioso, con una pericolosa stagnazione del≠l'economia. L'auspicio è che si inverta quanto prima la rotta economica del nostro Paese, con una solida ripresa capace di por≠tare benessere a tutti.

 

 

L'EMANCIPAZIONE FEMMINILE E LA FAMIGLIA

Il processo di emancipazione della donna e l'evoluzione della famiglia in Italia negli ultimi decenni.

Tipologia B: saggio breve Ambito: socio-economico

Divisione in paragrafi:

1) Il processo di emancipazione della donna 2) Il modello di famiglia patriarcale

3) Il modello di famiglia moderna

1) La famiglia, istituto fondamentale della società civile, ha conosciuto nel nostro Paese, nel corso del Novecento, trasforma≠zioni profonde, parallele all' evoluzione piùgenerale della società. Due fattori hanno in≠ciso in modo particolare su tale processo di trasformazione della famiglia: lo sviluppo democratico del nostro Paese e il processo di emancipazione femminile.

Questi due fattori hanno determinato una riscoperta, da parte della donna, del pro≠prio valore assoluto in quanto persona e di conseguenza la richiesta del riconoscimento dei propri diritti all'interno della società.

In passato la donna era vissuta in una condizione di sottomissione all'uomo ed il suo vero movimento di liberazione comin≠ciò a svilupparsi solo quando l'industrializ≠zazione e l'urbanesimo trasformarono la struttura e i compiti della famiglia. L'ingres≠so delle donne nel mondo del lavoro fece in≠fatti maturare una coscienza sociale e sinda≠cale che consentì di cogliere non solo le in≠giustizie e le carenze della loro condizione

di lavoratrici, ma anche quelle che caratte≠rizzavano la loro condizione nella famiglia e nella società. E cosÌ, negli anni Settanta, esplose, quasi come appendice alla conte≠stazione sessantottesca, il movimento fem≠minista: per la prima volta nella storia prese corpo un movimento generale d'idee e d'azione attorno alla tematica della libera≠zione della donna.

Nel 1975 fu posta una pietra miliare in questo percorso: la legge di riforma del di≠ritto di famiglia, scaturita dall'esigenza di una più efficace ed organica visione della famiglia, nella quale i poteri e doveri dei singoli membri fossero meglio inquadrati e coordinati per raggiungere i nuovi obiettivi che la vita familiare si propone, tenendo conto dell'evoluzione politico-sociale che ha caratterizzato la storia del dopoguerra nel nostro Paese e il processo di emancipazione della donna sul piano politico, economico e sociale.

Nella nuova legge la vecchia concezio≠ne istituzionalistica e quella individualistica sono state sostituite dalla concezione comu≠nitaria, secondo la quale la famiglia è una società di persone di pubblico interesse, dove cioè ognuno collabora al benessere di tutti. Con il nuovo diritto di famiglia è ga≠rantita l'assoluta parità dei coniugi, in quan≠to viene cancellata la figura del marito capo≠famiglia e la donna assume, nell'ambito fa≠miliare, gli stessi diritti e gli stessi doveri dell'uomo.

2) In tal modo è arrivato a compimento il processo di trasformazione della famiglia

italiana dal modello patriarcale, proprio del≠le società preindustriali, a quello moderno. La famiglia patriarcale era la famiglia≠

tipo di una società contadina e artigiana, dove spesso le considerazioni economiche e sociali erano alla base del matrimonio e il padre-patriarca esercitava il proprio potere di dominio e di controllo sulla moglie e sui figli, la cui dipendenza si protraeva anche dopo la maggiore età ed il matrimonio.


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